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Homilía del P. General

HOMILIA DEL 1 DE SEPTIEMBRE EN LA MISA DE APERTURA DEL XVI CAPITULO GENERAL
P. MANUEL AUGUSTO - SEPTIEMBRE 1
Carissimi confratelli,
Vorrei invitarvi a trovare assieme la risposta ad una domanda che vari confratelli mi hanno fatto, e che io stesso mi sono posto, alla misura che si avvicinava il capitolo: che cosa c'è in gioco in questo capitolo? Quale è il compito che la Provvidenza Divina e la fiducia dei nostri confratelli ci hanno affidato?
Questo è un capitolo ordinario, che però ha svegliato in tanti delle aspettative, e si presenta come capitolo particolare, sia per le circostanze esterne in cui si realizza (il primo del millennio, il capitolo della canonizzazione!) come per le dinamiche interne con cui è stato preparato.
Immagino che ognuno di noi si è posto già la domanda e che ne ha cercato di dare risposta. Il mio suggerimento adesso va nel senso di cercare assieme, nella franchezza e comunione che ci uniscono nel Signore, alcune risposte che possano ispirare il lavoro che oggi cominciamo. Cerchiamo delle risposte a questa domanda coscienti della compagnia e presenza del Beato Daniele Comboni nostro Padre e Fondatore. Nella memoria della sua persona e della sua opera, la domanda potrebbe anche essere formulata in questo modo: cosa ci aspetta lui da noi, che compiti ci affida in questora particolare per il suo istituto?

1.-La coscienza di noi stessi come Istituto
Credo che la prima cosa che sta in gioco in questo capitolo sia la coscienza che abbiamo di noi come Istituto. Ogni capitolo hà questa funzione di rinnovare la coscienza che abbiamo di noi come istituto, questo compito di farci andare oltre la provincia, la comunità, la attività che è la nostra per farci scoprire come famiglia allargata, farci vedere listituto nella sua globalità. È responsabilità nostra fare emergere da questo capitolo una coscienza rinnovata di noi stessi, dellIstituto nel suo insieme, una coscienza chiara di come siamo, dove ci troviamo esattamente in questo momento della nostra storia, che cammino abbiamo fatto negli ultimi sei anni, che problemi abbiamo da affrontare come istituto, che mistica ci anima nella chiesa e nel mondo oggi, che sogni abbiamo per il futuro.
Questo è il compito che cercheremo di adempiere, a cominciare dalla prima fase del capitolo, quella in cui guarderemo alloggi dellistituto con la presentazione delle relazioni provinciali, continentali, del Consiglio Generale, dei Segretariati Generali. È un esercizio di informazione, già tradizionale nei capitoli, col quale cerchiamo di illuminarci a vicenda, di fare il punto della situazione sul nostro cammino, di avere una sguardo chiaro e preciso sullo stato dellistituto e della sua missione.
Questa fase del nostro lavoro è importante, non solo per linformazione che ci darà sullIstituto, ma soprattutto per la sfida che ci pone a rinnovare la coscienza che abbiamo di noi stessi, ad informare ed a lasciarsi informare, a aprire la nostra finestra per fare conoscere qualcosa della vita della nostra provincia, ma anche a guardare oltre la nostra finestra per esporsi e conoscere gli altri. Lo scopo delle relazioni è condividere linformazione per promuovere una comunione ed un sentire comune che va oltre le differenze. Si tratta di andare oltre la coscienza e conoscenza che ognuno ha dellIstituto (dalla sua posizione, dalla sua provincia) per arrivare ad una coscienza e conoscenza globale, dellIstituto come tale, come veramente è oggi nella molteplicità della situazioni in cui si trova.
Nel nostro lavoro in capitolo abbiamo un dovere verso tutto listituto e non solo verso le province e i confratelli che ci hanno eletto (come ci ricorda la regola di Vita). Rappresentiamo lIstituto e non solo le singole province. Abbiamo dunque una responsabilità verso il tutto e questa responsabilità comincia con il rinnovare, rivedere, aggiustare la coscienza che abbiamo di noi stessi. Perciò cominciamo il lavoro capitolare con una rivisitazione dellIstituto nelle sue singole province che ci apre ad una rinnovata comunione. I punti di riferimento per questo nostro laboratorio della coscienza comune, che sarà la prima fase del capitolo, sono due: le nostre relazioni, da una parte, e il nostro continuo riferimento al Comboni dallaltra. Le prime ci dicono dove siamo, ci raccontano il cammino fatto in questi anni. Il riferimento al Comboni ci invita a vedere il tutto della nostra famiglia, come la vedeva lui, a confrontarci con lideale che fu suo ed è adesso nostro.

2.- La coscienza della nostra missione oggi
La seconda posta in gioco è la coscienza della nostra missione oggi: quale visione abbiamo della nostra missione? Quale teologia, ecclesiologia la inspira? Quale spiritualità la alimenta e la feconda? Quale metodologia la orienta?
Questo compito di approfondire la coscienza della nostra missione oggi ci è stato tramandato dallultimo capitolo, che ha voluto che questo capitolo fosse preparato con una riflessione tematica, e ci è stato confermato dallassemblea intercapitolare che ha scelto il tema della nostra missione allinizio del terzo millennio. Dallultimo capitolo in qua, abbiamo sentito il bisogno di rinnovare la coscienza della nostra missione, di aggiornare la nostra visione, di verificare la nostra metodologia. Abbiamo sentito il bisogno di ritrovare una visione che ci motivi, che inspiri, che risvegli tutte le capacità di donazione e servizio che abbiamo, che hanno le nuove generazioni.
Questo compito riempirà la seconda fase del nostro lavoro capitolare. È bene ricordarci che non partiamo da zero come se dovessimo creare qualcosa dal nulla. Siamo arrivati qui dopo un cammino di preparazione che ha coinvolto tutto lIstituto: abbiamo avuto i Lineamenta, abbiamo in mano uno Strumento di Lavoro che ci porta anche il contributo dei nostri confratelli, il loro sentire e la loro coscienza. La sfida per noi è dare unità, bellezza e ispirazione a questo testo, approfondirlo, farlo rilevante e fonte di motivazione per i nostri confratelli, per i giovani particolarmente.
Anche qui, i parametri per il nostro lavoro sono due. Da una parte la Chiesa: dobbiamo misurarci con la chiesa e il modo come essa vede e vive la missione oggi. Daltra parte, dobbiamo misurarci con il Fondatore, con il modo come lui ha visto e vissuto la missione, con i suoi atteggiamenti, i suoi valori, la sua mistica e la sua donazione; questi danno volto al suo carisma, al dono che lui ha ricevuto e al quale noi abbiamo parte, al di là dei tempi e dei luoghi che hanno segnato la sua vita e segnano la nostra. Dal confronto con questi due parametri, il Fondatore e la Chiesa, uscirà la nostra visione, già che la sfida che ci sta davanti oggi è pensare la missione come la pensa la Chiesa e viverla come la ha vissuta il Fondatore.
In questo compito, dobbiamo fare del nostro capitolo un laboratorio umile di ricerca e di proposta. Non pretendere di risolvere tutte le questioni che si prendono con la missione oggi e che aspettano una risposta di tutta la chiesa. Ci dobbiamo accontentare di proporre ai nostri confratelli una visione che ci unisca nel sentire e nellagire, una visione che ci aiuti a vedere la nostra missione con gli occhi di Dio, a viverla con il suo Cuore; una visione che rinnovi le nostre motivazioni e che allarghi i nostri orizzonti, che ci dia fiducia e serenità per il discernimento e le scelte che dobbiamo fare, tenendo conto delle diversità delle circostanze, dei limiti e delle difficoltà che riscontriamo nel nostro cammino.
Il rinnovamento della coscienza della nostra missione oggi non è questione di idee o di un documento, anche se lo esige. É si una questione di mistica condivisa, di dono ricevuto e condiviso, di carisma, di grazia che sperimentiamo con il Fondatore e che proponiamo ai nostri confratelli. In questo senso la sfida che ci sta davanti in questa fase del lavoro capitolare, e che abbiamo già abbraciato nella settimana di preparazione, non è discutere idee ma fare una esperienza, rinnovare una visione, sentire la bellezza di una vocazione e di una missione, riaccendere una mistica che vogliamo trasformi listituto e lo faccia prendere il largo nel mare della missione ad gentes nel terzo millennio.

3.- Il discernimento per la missione oggi
La terza questione in gioco, in questo come in ogni capitolo, è il discernimento missionario. Alla luce della coscienza che abbiamo di noi stessi, alla luce della visione che abbiamo della nostra missione, che scelte facciamo per i prossimi sei anni? Che priorità ci diamo? Che risposte diamo alle urgenze, ai problemi, alle opportunità che abbiamo percepito?
Questa posta in gioco è forse la più concreta del nostro lavoro. Corrisponde alla terza fase nella quale dovremmo fare delle scelte, stabilire delle priorità per i prossimi sei anni, dare risposta a quelli problemi comuni che sentiamo come urgenze e che aspettano una risposta, un indirizzo più chiaro, una parola di discernimento, sciogliere i nodi che intaccano la vita e la fecondità apostolica dellistituto.
Questa fase del nostro lavoro sarà la più concreta, ma non per questo la più facile. Sarà forse la più difficile per la sinergia di vedute che esige, per la comunione e la unità che richiede. Sarà forse la fase in cui più ci divideremo, con le nostre opinioni, opposizioni e passioni. Ma sarà anche la fase in cui ci apriremo alla azione dello Spirito, fonte del discernimento per la missione, protagonista ultimo e primo della stessa. Anche qui, ci converrà mantenerci umili. Non dobbiamo avere la pretesa di decidere una volta per tutte il destino del istituto, il suo futuro. Non dobbiamo avere la presunzione di raddrizzare i presunti torti della nostra storia. Dobbiamo solo, con realismo ed umiltà, accettarci come siamo, cercare di capire dove ci conduce lo Spirito e quale sono le scelte che possiamo fare per il prossimo sessennio. Da una parte ci occorrerà coraggio e lunghezza di vedute. Ma dallaltra ci sarà chiesto realismo e umiltà per partire da quello che siamo, dalle forze e risorse che abbiamo. Ci occorrerà saggezza per meglio mettere a fruttificare il tesoro della vocazione missionaria che abbiamo. Anche qui, dovremmo misurarci con il Fondatore e il suo senso della storia della salvezza, ricordandoci che lopera è più grandi di noi e che porterà frutti al di là di noi. Ci sarà chiesto anche la onestà: è facile legislare per gli altri e, perciò, non dovremmo chiedere agli altri quello che prima non siamo disposti a dare e/o a fare noi stessi per primi.

4.-La scelta della guida per lIstituto
Lultima posta in gioco è la scelta della guida, della leadership per lIstituto. È un compito già tradizionale, di routine, in ogni capitolo, ma non per questo meno importante. Abbiamo la responsabilità di donare allIstituto una guida, un Superiore Generale con il suo Consiglio, che portino avanti il discernimento fatto in capitolo, che governino lIstituto con la coscienza e gli orientamenti che ne usciranno.
I membri del presente Consiglio Generale siamo certamente felici di deporre nelle mani dei capitolari il mandato ricevuto sei anni fa. Labbiamo esercitato nel modo migliore che siamo stati capaci ed abbiamo potuto e saputo. Siamo felici che il capitolo possa, con tutta libertà e responsabilità, esercitare il suo discernimento e fare dono allistituto di una nuova guida. A questa facciamo, da adesso, i nostri migliori auguri per il loro servizio allIstituto e alla missione.
Importa che questo momento del nostro lavoro, la elezione del Superiore Generale e del suo Consiglio, sia un kairos, cioè un momento di comunione e di grazia per noi e per lIstituto. La sfida che ci sta davanti è guardare oltre le scelte e i raggiri umani. È vero che siamo noi che scegliamo con le nostre vedute e sensibilità. Ma è soprattutto vero, che è Dio che sceglie: per questo la fase dellelezione del capitolo deve essere vissuta con lo spirito del Cenacolo, nellinvocazione allo Spirito e nella preghiera sincera al Padre affinché ci faccia conoscere quelli che Lui ha già scelto per la missione di guidare lIstituto per il prossimo sessennio.


Conclusione: Vivere il capitolo con Comboni Santo
La eminente canonizzazione del nostro Padre e Fondatore il Beato Daniele Comboni ci ricorda che è lui la guida, il padre, lispiratore del nostro cammino. La Chiesa ce lo ridà come maestro di missione universale e testimone autentico di santità per la missione. Questa bella coincidenza ci invita a riportare a lui ogni autorità e ogni servizio nellIstituto. La sfida che la canonizzazione ci colloca a noi capitolari del XVI capitolo generale è quella di mettere la santità a fondamento della nostra vita e missione, del nostro lavoro capitolare. La santità che fu del Comboni e che è destinata ad essere la nostra. Mettere la santità del fondatore a fondamento della nostra vita e missione è una opzione piena di conseguenze, a cominciare da noi stessi e dallo stile che vogliamo imprimere al nostro lavoro capitolare. Che Comboni, che ha avuto in dono una santità generosa e ingegnosa nel servire Iddio e la missione, ci ottenga altrettanto in questo capitolo, per la gloria de Dio e il bene dellIstituto e della sua missione.